Mostrare i muscoli

Quando entro a casa dello Smilzo trovo tutta la gang ad aspettarmi; quella originale, prima dei nuovi affiliati.
“Dov’è la mia auto Jo?” M’incalza subito lo Smilzo, saltando a piè pari i convenevoli.
Meglio, non ho tempo di cazzeggiare.
“Al deposito. Lo sai, cazzo. Ora non rompere che abbiamo da fare”.
Butto uno sguardo su tutta la banda. Ci sono lo Smilzo, ovvio, il Grosso, lo Slavo e Cappuccio, che se ne sta all’angolo del monolocale a rollarsi una canna.
“Il Greco ha chiamato?” Chiedo serafico.
“Stasera”, risponde lo Slavo passandosi le mani sulla pelata con fare nervoso, “Ma sei proprio sicuro?”.
Non ne posso più di sentirmelo chiedere.
“I mulatti ci stanno addosso. Pestano i nuovi ragazzi, ci rubano la roba e l’altra sera hanno preso Burrasca”.
Lo Smilzo scatta in piedi dal divano, rovesciando una miriade di patatine e rimasugli di altri snack.
“Cazzo, Smitty!” Lo rimprovera lo Slavo.
“Che vuol dire hanno preso Burrasca?”

“Gli hanno puntato in faccia un uzi. Un cazzo di U-Z-I, come negli anni ’90. Lo hanno caricato in un furgone e se lo sono lavorato per bene”.
Cappuccio sposta il suo peso da un piede all’altro. Per quanto ci possiamo ritenere dei duri, tutto questo è ancora una novità per noi. Eravamo un gruppo di amici che avevano cominciato a spingere per campare, solo qualche anno fa. Ora si parla di donne seviziate, di far sparire cadaveri e di una cazzo di tortura in stile afghano.
“Vuoi dire che…”
“Che il vecchio Burrasca non farà la maratona per un bel po’”.
“E nemmeno andare da solo in bagno, se è per questo” Sottolinea lo Slavo.
“Figli di puttana…” Ringhia lo Smilzo.
Faccio segno di alzarsi e andare. Quando il Greco ti da appuntamento c’è poco da far tardi. Ci stipiamo nella mia auto, una toyota nera che ho preso usata qualche giorno fa.
“Tu te la sei rifatta nuova, eh?”
“Cazzo Smitty, molla un po’. Non lo so perché la tua fottuta auto è al deposito.”
“Per essere il braccio destro, di cose ne sai poche”.
Incasso in silenzio. Il boss non è certo il tipo da spiegarti le cose filo per segno, e chiunque lo abbia incrociato si ingoierebbe ogni domanda avesse in serbo seduta stante. Da quando è arrivato abbiamo fatto i soldi, ci siamo ingranditi. È come se il Rotterdam avesse preso in squadra Messi. Certo, le cose si sono anche fatte un tantino più tese, pericolose, oscure.
Arriviamo all’autorimessa dove il Greco fa gli affari. Ad uscire in cinque da una sportiva sembriamo ridicoli, come i clown del circo, ma siamo qui per questo: comprarci un po’ di rispetto.
Il Greco è in piedi accanto alla sua berlina nera. Indossa uno spolverino scuro con un fedora. Sembra Dick Tracy l’idiota, ma se vuoi comprare armi a Nord di Birm, e con lui che devi parlare.
Manco a dirlo, è greco quanto il pudding.
Mando avanti lo Slavo che ha la lingua d’argento. Il Grosso me lo tengo accanto, tanto per intimidire.

Nemmeno il tempo di contare fino a cento che siamo già alla merce. Il Greco apre il portabagagli ed eccoli lì, i nostri nuovi sputafuoco.
“…colpi al minuto. Roba da guerra ragazzi”. Al Greco piace elogiare la merce già venduta.
Cappuccio tira in terra il borsone con il denaro. Ho dovuto attingere ai fondi d’emergenza, ma è necessario, il boss capirà.
Il Greco tira su la borsa e controlla il contenuto. Alza la testa senza l’ombra di un sorriso, ma la chiude e se la mette in auto.
Lo vediamo allontanarsi mentre dico ai ragazzi di caricare la merce in auto.
“E ora, Jo?” Chiede il Grosso.
Sorrido.
“Ora andiamo a spiegare chi comanda a Nord Birm”.