Ore cinque del mattino: immersione del viso in acqua ghiacciata per ridurre le infiammazioni cutanee.
Cinque e mezza: addominali per un fisico scolpito, sessione di stretching seguita da una bella doccia.
Sei e mezza: Accurata skincare per eliminare le imperfezioni.
Sette: colazione. Vestizione. Controllo.
Mens sana in corpore sano.
Il motto dei latini, il popolo più grande della Storia.
Ore otto del mattino, sono nel mio ufficio in centro, portatile aperto, scrivania sgombra, in stile giardino zen. Bonsai rinfrescante vicino alla sedia. Inspiro profondamente prima di dedicare le successive quattro ore a piattaforme di trading, mercato valutario, azionario, obbligazioni. Controllo resoconti trimestrali, studio di fattibilità e previsioni socio-finanziarie.
Ore dodici: breve pranzo alla tavola calda al piano terra.
La gente bivacca ingozzandosi di pasta e scrollando ossessivamente video privi di senso mentre io vorrei solo lavarmi le mani con una spugna di metallo ogni volta che sfiorano il tavolo alzato sul quale consumo il mio toast all’avocado ma il telefono squilla.
George, stupido ciccione, ancora ad inseguire i soldi nel mercato immobiliare. Settore distrutto; nuclearizzato. George è un ratto mutante che si aggira tra le macerie. Morirà di cancro senza nemmeno capirne la causa.
Rispondo. Devo intrattenere rapporti sociali. Le occasioni arrivano da fonti inaspettate.
Carpe diem.
Dopo gli inutili convenevoli mi parla di una società chiamata Talamasca che continua a ricevere fondi e acquistare proprietà in città. Goerge dice che acquista catapecchie a malapena abitabili a prezzi folli pur di chiudere in fretta ogni trattativa e trascurare controlli dallo stato.
Interessante. Questo genere d’inside trading può sempre essere sfruttato in qualche modo. Gli dico di farmi vedere queste proprietà. Il grassone si eccita per essere riuscito ad attirare la mia attenzione. Mi pare giusto: sono in cima alla sua catena alimentare.
Il sabato mi faccio venti kilometri di corsa e ne approfitto per incontrarmi con George. La Talamasca ha acquistato una palazzina che può solo essere demolita pagandola come una nuova. Dico a George che è un coglione: l’edificio è accanto ad un grosso centro commerciale in costruzione; è ovvio che la proprietà in futuro aumenterà valore.
Il pachiderma sudato mi dice che il centro commerciale non sembra si farà. La Talamasca ha già acquistato dei terreni fondamentali per la realizzazione e si è opposta ai lavori, facendo ostruzionismo.
Va bene, la cosa è interessante.
Dalle analisi la Talamasca è una società fantasma, un salvadanaio di altre società per lo più legate all’industria dei gioielli. Prendo un investigatore privato e gli dico di indagare su tutti i nomi collegati alla società. Dopo tre giorni mi dice che sta trovando difficoltà a raccogliere informazioni. Altri due giorni e mi dice sta avendo problemi di qualche genere. Nel fine settimana scompare e non si fa più sentire.
Decido di fare da me. La cosa m’intriga più del suo potenziale economico. Queste persone stanno sperperando denaro, e nessuno sperpera il denaro. Se si comprano delle proprietà si deve avere un piano.
Scopro che la Talamasca è in qualche modo addentro agli intermediari che si occupano della manodopera del centro commerciale. Qui c’è odore di corruzione e chissà quali altri reati. Non m’interessa far finire la gente in manette, quello è mestiere della polizia; ma se qualcuno con tanto denaro ha qualcosa da nascondere, quella è la porta per sottrarne una bella fetta.
Cerco di aspettare il prossimo fine settimana per occuparmi del mio nuovo hobby ma non ci riesco.
Veni, vidi, vici.
Il centro commerciale è in costruzione da anni eppure non fa progressi di nessun genere. Il comune non sembra insistere quanto dovrebbe, gli investitori non fanno la voce grossa, la Talamasca conduce il suo gioco con il bene placido di chiunque.
La sera, dopo il lavoro, decido di verificare. Superare le transenne non è un problema. Di tutto quello che è stato tirato su, solo il parcheggio sembra ultimato. Le auto del personale di servizio giacciono immerse nella polvere. Porte sigillate, finestre che non danno su nulla. Questo posto sembra un set cinematografico piuttosto che un cantiere.
Una delle porte si apre su una parete a mala pena dritta. Seguendola si trasforma in qualcosa di strano, quasi una caverna. Il cellulare è scarico e capisco di non stare andando da nessuna parte, quando mi volto però una figura alta e magra, con arti troppo lunghi per essere gradevoli, si staglia tra me e la luce che proviene dalla porta verso il parcheggio.
“Chi cazzo sei?” gli urlo. Non ho paura, sono forte, atletico, allenato e quella figura aveva qualcosa di femminile; grottescamente femminile.
“Rispondi dannazione!” Ringhio.
La figura non risponde ma si muove più veloce di qualsiasi animale abbia mai visto prima. In un battito di ciglia ha coperto le decine di metri che ci separavano e mi ha stretto le mani sui fianchi. Un urlo straziante mi brucia la gola mentre le sue dita s’infilano dentro la mia carne. Peso quasi cento chili ma mi solleva come fossi un cucciolo di labrador.
“Sei nervoso, piccolo umano”. La sua voce è come un punteruolo conficcato nel mio timpano. Le lacrime mi rigano le guance mentre il sangue soffoca le mie grida. Sto per morire cazzo. Sto per morire.
Comincio a supplicare, farfuglio preghiere e richieste di pietà. Tutto sembra un sogno lucido, nemmeno il dolore dilaniante mi appare reale.
“Sei carino, piccolo umano. La tua pelle è buona”. La creatura usa l’indice della sua mano sinistra per tagliarmi la camicia e scoprirmi il petto. Il sangue che mi macchia è il mio. Lei mi avvicina al suo volto e lo lecca direttamente dal mio capezzolo.
“Ti p-prego” riesco a biascicare. “Ti prego”.
La creatura sorride, o sembra sorridere. Una fila di denti da squalo le riempie le fauci.
“Sei troppo carino per morire, piccolo umano. Ti farò un bel dono adesso.” Dice con un tono che mi pare tra il divertito e l’intrigato.
“Q-quale dono? Cosa vuoi darmi?” Chiedo innocente.
Lei sembra pensarci su un attimo, poi mi sussurra le ultime parole che ho sentito da vivo:
“Ti farò il dono della pace”.